Turismo enogastronomico: tendenze 2022

La cultura del cibo, ruolo chiave per la ripresa post Convid!

Questi due anni sono stati surreali, hanno stravolto le nostre abitudini, limitato i nostri spazi, ridisegnato il modo di approcciarci agli altri, al lavoro, al tempo libero, alla vita.

Ognuno col suo viaggio personale.

Dal punto di vista del turismo, inutile dire che agenzie viaggi e tour operator hanno sofferto gravemente in questi due anni; nel primo anno di pandemia il fatturato era in calo del 76%, il settore ricettivo del 55% e la ristorazione del 37%.

Eppure il cibo e la cultura del cibo rimane centrale nella vita delle persone; le mete vacanziere o i week end di relax, per non dire la sola domenica che ruota attorno ad un buon piatto, un buon calice, un ristorante, una cantina. E sarà proprio la cultura del cibo a trainarci fuori da questi due lunghi anni!

Il turista che si appresta a viaggiare nel 2022 è una persona esigente, che pesa le mete e le offerte in termini economici, valutando se le esperienze siano davvero all’altezza di ciò che sta per investire. La bellezza si fa cardine nelle scelte: dalla meta al cibo, dalla cultura alle tradizioni, tutto deve essere permeato dal fascino di vivere emozioni autentiche in grado di rasserenarci. Il turista ama poi unire i vari aspetti del tempo libero, collegano lo sport alla cultura, la gastronomia allo shopping e, cosa più importante, ama fare in modo che tutto possa svolgersi in modo sempre più etico. Mezzi pubblici, car sharing, e-bike, sono le scelte più ovvie per questa nuova tipologia di turista, una persona evoluta, aperta, consapevole.

Attenzione, però! Se la svolta green era nell’aria già da tempo con l’incentivo all’utilizzo dei mezzi pubblici e lo sviluppo di tecnologie come la pedalata assistita, si sta facendo largo sempre più anche il desiderio di essere parte attiva del cambiamento anche delle aziende votate al turismo. Partecipare alla vendemmia, piuttosto che ad un raccolto, occuparsi degli animali tra pulizia e mungiture, pone l’accento sulla necessità si evolvere l’offerta anche sulle nostre bellissime Dolomiti.

Il nostro territorio presenta un ventaglio di scelte interessanti per il turista, basti solo pensare a quante realtà sono presenti a livello associativo. Guide di alta e  medio montagna, associazioni che promuovono la conoscenza e il rispetto della flora alpina, associazioni micologiche, sommelier, la condotta bellunese di Slow Food.

Attorno alla ristorazione e alle strutture ricettive, si concentrano un sacco di realtà con le quali, facendo rete, potrebbero nascere pacchetti turisti esperienziali di grande impatto emotivo!

Parola d’ordine: evolversi!

La prima riflessione da fare nell’era digitale è che ogni esperienza va introdotta prima d’esser vissuta, così come un turista va congedato con azioni che possano ricordargli nel tempo, che le nostre porte sono e resteranno sempre aperte!

In questo senso la tecnologia ci aiuta tantissimo, perché ci permettere di raggiungere i turisti con azioni di marketing personalizzate, costruite su misura per ogni persona. 

Affidarsi ad una buona agenzia è il primo passo. Nel 2022 la gestione social fai-da-te  funziona solo se in azienda c’è una persona competente che se ne occupa con costanza, perché comunicare è costosissimo, in termini di tempo, idee, persone! 

Oggi non basta più dire chi siamo, dove siamo e cosa offriamo… è come avere un negozio con la porta aperta e la speranza che qualcuno entri. No. Oggi dobbiamo uscire per entrare nella vita del turista, prima ancora che lui sappia di esserlo!

Guardiamo solo le cifre del turismo: il 48% italiani vorrebbe ricevere a casa un’anteprima della sua esperienza, una lezione digitale personalizzata, una degustazione virtuale!

Aziende responsabili e con una forte etica attirano molto il turista, che ama visitare realtà a basso impatto ambientale e acquistare esperienze che lo rendano parte del cambiamento.

Il nostro consiglio, quindi, è di fare rete quanto prima: tra alberghi, tra ristoranti, tra malghe, tra associazioni. La rete mette in campo più competenze per generare una sola straordinaria esperienza.

Oltre al turismo

In questi due anni gli italiani hanno fatto i conti con quello che erroneamente chiamiamo “smart working” e che nessuno all’estero chiama così. 

Lavorare da casa ha permesso alle aziende di abbattere costi e pare che la voglia di continuare a lasciare i dipendenti in pigiama, stia proseguendo.

Ma l’uomo ha bisogno di relazioni, ha necessità di costruire esperienze individuali e collettive. Fatevi solo una domanda: cosa ha significato in questi due anni rinunciare a dire: ci beviamo un caffè?

L’italiano ha la ritualità del caffè, del pranzo, del caffè pomeridiano, dell’aperitivo, della cena. 

Attorno al cibo gli italiani muovono affari e affari di cuore, com’è possibile togliere dal dna questa caratteristica?

Ecco allora che le grandi aziende spostano i dipendenti dalle loro case alle fattorie, alle aziende agricole, alle malghe, ai rifugi, alle vigne.

Riunioni, piuttosto che lavori individuali, trovano spazio in realtà bucoliche, dove la natura si fa nuovamente cura di uno stato d’animo, quello della rinuncia forzata alla ritualità che ci caratterizza nel mondo.

Qui le realtà legate alla ristorazione devono colpire, al cuore delle grandi aziende che cercano nella natura, nei gesti tangibili di una mungitura, nella bellezza di una tazza di caffè fumante, nel roteare il vino in un calice. Qui, dove la parte emotiva permette all’uomo l’esperienza.

Vuoi conoscere il RAPPORTO SUL TURISMO ENOGASTRONOMICO ITALIANO con TREND e TENDENZE?

Lo ha redatto l’Associazione Italiana Turismo Gastronomico con Roberta Garibaldi che ci ha fornito le fonti per redigere questo articolo!

Lo puoi scaricare gratuitamente QUI

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